Continua la serie sui provider da evitare. Dopo OVH tocca TopHost — non perché «fa schifo» a priori, ma perché ho visto cosa succede quando un hosting si mette tra te e il tuo sito con regole che non hanno senso nel 2026.
Il caso: sito vecchio, locale ok, online ko
Un cliente aveva un sito WordPress nato nel 2006. In locale, su XAMPP, tutto girava. Sul server TopHost, invece, il deploy si bloccava con messaggi del tipo «L’accesso FTP non è riuscito» — anche quando le credenziali erano corrette e il client FTP si connetteva senza problemi.
Il pannello insisteva: per caricare i file devi usare FTP. Niente SFTP comodo, niente deploy via Git, niente flusso moderno. Solo FTP come se fossimo ancora ai tempi dei modem a 56k.
Perché l’FTP obbligatorio è un problema
L’FTP non è solo «vecchio». È fragile: password spesso in chiaro, firewall che bloccano le porte passive, timeout su file grandi, nessun versioning. Per un sito WordPress con plugin, temi e upload media significa trasferire migliaia di file — lento e soggetto a errori.
Se lavori con un tecnico esterno o fai manutenzione periodica, ogni intervento diventa un’operazione manuale. Confrontalo con un hosting che offre SSH, WP-CLI o almeno un file manager affidabile: la differenza in ore (e nervi) è enorme.
Cosa controllare prima di firmare
- Metodi di accesso ai file: SSH, SFTP, Git, solo FTP?
- Limiti su dimensione upload, timeout, numero di connessioni
- PHP e MySQL aggiornati? (un sito del 2006 su hosting vecchio è doppia scommessa)
- Supporto che risponde con procedure, non con «riprovi»
Provider «economici» e costi nascosti
TopHost rientra nella fascia low cost italiana. Il prezzo iniziale tira, poi scopri che ogni migrazione, ogni assistenza, ogni tentativo di uscire dal loro flusso costa tempo. Il risparmio si mangia in ore di lavoro — tue o del consulente che paghi.
Non dico che tutti i clienti TopHost siano infelici. Dico che se il tuo progetto è WordPress serio, con aggiornamenti e backup, serve un ambiente che non ti obblighi a combattere il pannello.
Cosa fare se ci sei già
Esporta backup (file + database), verifica dove punta il DNS, scegli un hosting con accesso decente (Serverplan, SiteGround, Hetzner, OVH solo se sai cosa stai comprando, ecc.) e pianifica la migrazione in orario di basso traffico. Non cancellare nulla finché il nuovo ambiente non è testato.
In sintesi
TopHost, nel mio libro, va nella lista «da evitare per WordPress moderno» per l’accoppiata FTP obbligatorio + assistenza poco utile su casi reali. Se il tuo fornitore ti fa sentire ostaggio del suo pannello, il problema non sei tu: è il modello di servizio.
Hai un caso simile (hosting, dominio, WordPress)? Scrivimi dalla pagina contatti — prima di firmare o cambiare fornitore si può chiarire molto in poco tempo.
