Il 15 giugno 2026 ho passato una giornata intera a rilasciare la versione 2.3 di uomodicasa.it — un sito React con decine di pagine prerenderizzate e tool nel browser (compressore immagini, QR code, PDF). Il codice era pronto. Il problema era Aruba: hosting economico, niente SSH, solo FTP vecchio stile.
Risultato del conto: 11 tentativi di deploy falliti, 2 riusciti, una pagina bianca a metà serata e la certezza che «hosting italiano low cost» e «sito moderno con molti file» non convivono bene senza pazienza — o senza cambiare piano.
Qui sotto ti racconto cosa è successo in italiano umano. Se gestisci un sito su Aruba (o stai per farlo), forse ti risparmio una domenica buttata.
Perché non è stato un semplice «carica i file»
Su Serverplan o su un VPS apri SSH, lanci rsync o uno script, controlli e hai finito. Su Aruba, sul piano base che uso per uomodicasa.it, non c’è SSH. L’unica strada è il FTP: protocollo degli anni ’90, lento, capriccioso, che su Aruba ha regole sue.
Il sito da pubblicare non è un index.html e basta: sono 224 file — HTML per ogni sezione, decine di chunk JavaScript (i pezzi in cui il codice del sito viene diviso e che il browser carica uno alla volta), librerie OCR, regole .htaccess. Ogni file è un punto dove qualcosa può rompersi.
Ne ho già parlato in generale in Aruba pro e contro e sui prezzi al rinnovo. Questo è il racconto di una giornata reale, non di teoria.
Mappa della giornata (semplificata)
Il flusso è stato questo — dall’alto verso il basso, come una cascata di problemi:
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1. Push del codice (compliance, SEO, privacy)
GitHub Actions prova il deploy automatico -
2. Quattro tentativi CI — tutti falliti
Build rotta → file JavaScript troncati → comando FTP sbagliato su Linux -
3. Cambio strategia: deploy dal mio PC
Niente GitHub: script locale + credenziali in.env -
4. Sei errori FTP di fila
Password nel file sbagliato → cartellaabout/aboutche non esiste -
5. Deploy riuscito — 224 file online
Verifica dimensioni OK, versione 2.3 sul server -
6. Pagina bianca
Il sito si vede un secondo, poi sparisce tutto -
7. Fix codice + secondo deploy — fine
Sito stabile, tool funzionanti
Fase 1 — GitHub Actions: quattro colpi a vuoto
Avevo configurato il deploy automatico: ogni push su GitHub, build del sito, upload via FTP su Aruba. Bello sulla carta. In pratica, il 15 giugno, quattro run consecutive fallite una dopo l’altra.
Errore 1: la build non partiva nemmeno
Sul mio PC Windows la build passava. Sui server Linux di GitHub no: il modulo che gestisce il banner cookie (GDPR) va importato in un certo modo, e lì il sistema non trovava una funzione che sul mio computer risultava disponibile. Stesso codice, ambiente diverso — e la compilazione si fermava prima ancora di caricare qualcosa su Aruba. Traduzione: quello che compili in casa non è detto che compili in cloud.
Errore 2 e 3: il file «mangiato» a metà
Qui la cosa si fa interessante — e tipica di Aruba FTP.
Il compressore immagini del sito pesa circa 112 kilobyte di JavaScript. Dopo l’upload, sul server ne arrivavano 16 kilobyte. Non un errore evidente: il deploy sembrava verde, ma il file era troncato. Il browser carica mezzo programma e implode.
Ho provato a ricaricare quel file a mano, più volte, con script diversi. Stesso risultato. È lo stesso problema che avevo già visto in passato con altri chunk — non è un caso isolato.
Nota: sì, avrei potuto caricare quel file a mano dal pannello di controllo Aruba — e a volte lo faccio. Ma non mi piace dover tenere due strade per pubblicare lo stesso sito: una automatica che fallisce e una manuale di ripiego. Succede anche con le immagini: si troncano e tocca rimetterle a posto una per una. Se vai a vedere, su uomodicasa.it la favicon è ancora tronca — segno che il problema non è finito con quel deploy.
Errore 4: il comando giusto su Windows, sbagliato su Ubuntu
Un altro fix ha introdotto un comando FTP che su Windows va bene e sui runner GitHub no (lftp -f non supportato). Morale: CI + FTP Aruba = fragile, soprattutto con IP dei server GitHub che cambiano sempre (e Aruba spesso vuole whitelist IP).
A quel punto ho spento il deploy automatico su push. Da oggi il rilascio lo faccio solo dal PC, con uno script dedicato.
Fase 2 — Sei tentativi dal computer di casa
Senza SSH non puoi sincronizzare cartelle come fanno i professionisti. Devi entrare in FTP, cartella per cartella, file per file. Aruba poi ha una regola fastidiosa:
Non puoi caricare un file scrivendo il percorso completo (tipo
about/index.html). Devi prima entrare nella cartellaabout, poi caricareindex.html.
Sembra banale. Il mio script, per creare le cartelle, finiva per entrare due volte nella stessa directory — e Aruba rispondeva con un errore del tipo «non esiste la cartella about/about». Sei tentativi, stesso muro, finché non ho capito che la libreria FTP entrava già nella cartella e io la facevo entrare un’altra volta.
Altri scivoloni della serata:
- Password FTP scritte in
.env.exampleinvece che in.env— lo script non partiva nemmeno. - Oltre 200 file da caricare uno a uno: circa 90 secondi a deploy, quando va bene.
- Verifica post-upload: controllo che ogni file JavaScript sul server pesi quanto quello locale (altrimenti è troncato).
Al settimo tentativo: 224 file su 224, versione 2.3 online, dimensioni corrette. Ho tirato un sospiro di sollievo. Troppo presto.
Fase 3 — «Il deploy è ok ma il sito sparisce»
Apri uomodicasa.it: vedi header, articoli, footer per un secondo. Poi tutto bianco. Classico incubo: il server ha i file giusti, ma il JavaScript lato browser va in crash e svuota la pagina.
Causa: un fix fatto al mattino per far passare la build su GitHub aveva rotto l’import dei cookie nel browser. Il file caricato era perfetto; il codice dentro no. FTP non ti dice nulla su questo — devi aprire la console del browser.
Una riga corretta, un rebuild, un ottavo deploy. Fine giornata. Sito su.
Cosa significa per te (senza fare il sysadmin)
| Se senti dire… | Cosa può voler dire su Aruba shared |
|---|---|
| «Il sito è lento» | Piano condiviso + sito pesante; spesso serve ottimizzare prima di cambiare hosting. |
| «Il deploy automatico non va» | FTP + IP variabili + tanti file = alto rischio. Deploy manuale o hosting con SSH. |
| «Funziona su metà pagine» | File JavaScript troncati in upload: sembrano ok ma sono corrotti. |
| «Pagina bianca dopo l’aggiornamento» | Upload riuscito ≠ sito funzionante. Serve test nel browser, non solo «file caricati». |
| «Non ho SSH» | Sei legato a FTP o al pannello. Per siti moderni è un limite serio. |
Cosa farei io al posto tuo
- Sito vetrina WordPress leggero — Aruba può bastare, se ottimizzi immagini e plugin (ne parlo spesso nel blog WordPress).
- Sito React / molti file / deploy frequente — valuta hosting con SSH (anche Serverplan, che uso per danielechiuri.it) o piano superiore Aruba con accesso shell.
- Dopo ogni deploy — apri il sito, Ctrl+F5, prova le pagine importanti. Non fidarti solo del «deploy completato».
- Password FTP — mai nel repository Git; solo file locale ignorato da git.
Non è un manifesto anti-Aruba: è un caso reale. Aruba per dominio + email + sito semplice resta conveniente. Aruba per questo tipo di progetto, con questo flusso di lavoro, oggi mi ha fatto perdere una giornata intera.
In sintesi
- 11 deploy falliti, 2 riusciti, in un solo giorno.
- GitHub Actions + FTP Aruba: combinazione fragile.
- File troncati a ~16 KB: sintomo da tenere d’occhio.
- Deploy «verde» ≠ sito che funziona: serve smoke test nel browser.
- Senza SSH sei prigioniero del FTP — e Aruba non è il FTP più docile del mondo.
Stai valutando Aruba per un progetto nuovo, o hai già un sito che «ogni tanto fa i capricci» dopo un aggiornamento? Scrivimi — in una call si capisce se il problema è il piano, il sito o il modo in cui viene pubblicato.
