Se stai firmando un contratto con un’agenzia web, un freelance o un consulente digitale, ci sono alcune cose che devi chiarire prima. Non dopo, quando il sito è online, il dominio sta per scadere, l’account Google è intestato a qualcun altro e per cambiare fornitore devi fare la caccia al tesoro.
Questo articolo nasce da un post LinkedIn in cui avevo elencato cinque punti base. Nei commenti, però, Andrea Romeo e Angela Verardo hanno fatto una precisazione importante sul punto più delicato: il diritto d’autore. Avevano ragione a fermarmi lì, perché scritto male quel punto rischia di diventare fuorviante.
Quindi qui lo spiego meglio, con una checklist più completa. Non è consulenza legale — per quella serve un avvocato — ma è una mappa pratica per evitare le fregature più comuni.
La regola generale: tutto deve essere chiaro prima
Un sito web non è solo “il sito”. È un insieme di cose:
- dominio;
- hosting;
- database;
- account WordPress o CMS;
- account Google, Meta, newsletter, pagamenti;
- template, plugin, builder e licenze;
- testi, immagini, logo, codice, design;
- backup, manutenzione, privacy, tracciamenti;
- procedure di uscita se cambi fornitore.
Se nel contratto c’è scritto solo “realizzazione sito web” e poco altro, è troppo poco. Non perché tutti siano in malafede, ma perché le zone grigie diventano problemi appena qualcosa si rompe o il rapporto finisce.
1. Dominio: deve essere intestato a te
Il dominio è la tua casa digitale. Se il sito è tuonome.it, il registrante deve essere la tua azienda, il tuo studio, la tua partita IVA o comunque il soggetto corretto. Non l’agenzia, non “il tecnico”, non un account generico creato anni fa.
Il Registro .it distingue tra Registrante e Registrar: il Registrante è chi richiede o ottiene la registrazione del nome a dominio; il Registrar è l’intermediario accreditato che gestisce l’operazione. Traduzione umana: il fornitore può aiutarti a registrarlo, ma il dominio deve risultare tuo.
Nel contratto o nella scheda progetto deve essere scritto:
- chi è il registrante del dominio;
- presso quale registrar è registrato;
- quale email riceve scadenze e codici di trasferimento;
- chi paga il rinnovo;
- come si recupera il codice di trasferimento se cambi fornitore.
Su questo tema ho già raccontato un caso concreto in Dominio: chi paga, chi lo possiede e chi ha le chiavi di casa. Se non sai dove sia registrato il tuo dominio, è già un campanello d’allarme.
2. Account digitali: l’agenzia deve operare come collaboratore
Google Analytics, Search Console, Google Ads, Tag Manager, Meta Business Manager, Stripe, PayPal, newsletter, hosting, registrar: sono tutti asset digitali. Non sono “dettagli tecnici”. Sono pezzi della tua attività.
La regola sana è questa: l’account nasce a nome tuo, l’agenzia viene invitata. Non il contrario.
In Search Console, per esempio, Google distingue proprietari e utenti: il proprietario ha controllo completo e può aggiungere o rimuovere altri utenti. Se l’unico proprietario verificato è l’agenzia, quando il rapporto finisce sei nelle sue mani. Lo stesso ragionamento vale per Analytics e Tag Manager.
Su Meta Business Manager il discorso è ancora più delicato: pagine, account pubblicitari, pixel e cataloghi devono restare nel Business Manager del cliente. L’agenzia deve ricevere accesso come partner, non creare tutto nel proprio ecosistema.
Da mettere nero su bianco:
- quali account vengono creati;
- a nome di chi;
- quali ruoli riceve il fornitore;
- come si revocano gli accessi;
- chi conserva lo storico dati se il rapporto finisce.
3. Diritti d’autore: qui serve precisione
Nel post LinkedIn avevo scritto, in modo troppo secco, che il diritto d’autore su sito e design deve essere vostro. Il senso pratico era: “non fatevi bloccare da chi ha creato il sito”. Ma dal punto di vista legale è più complesso.
In Italia il diritto d’autore distingue tra diritti morali e diritti di utilizzazione economica.
Il diritto morale tutela il legame tra autore e opera: paternità, integrità, possibilità di rivendicare di averla creata. Questo diritto resta all’autore e non si cede. Lo dice anche la Legge 633/1941: i diritti morali sono inalienabili.
I diritti patrimoniali o economici, invece, possono essere ceduti o concessi in licenza: uso, riproduzione, modifica, distribuzione, sfruttamento economico. Ed è qui che il contratto deve parlare chiaro.
Quindi la frase corretta non è:
“Pago il sito, quindi è tutto mio.”
La frase corretta è:
“Il contratto deve specificare quali diritti economici mi vengono ceduti o concessi, su quali materiali, con quali limiti, per quanto tempo e per quali usi.”
Esempi:
- un logo creato da un grafico può restare coperto dal diritto d’autore del grafico, salvo cessione dei diritti economici;
- un layout personalizzato può essere concesso in licenza o ceduto, dipende dal contratto;
- il codice scritto su misura può essere ceduto, concesso in licenza o escluso dalla consegna;
- un template acquistato, Elementor, Divi, plugin premium o librerie open source restano soggetti alle loro licenze: l’agenzia non può cederti ciò che non possiede.
Angela Verardo ha centrato bene il punto: il diritto morale rimane all’autore, ma i diritti d’uso ed economici possono essere ceduti. Per stare tranquilli serve una clausola espressa. Andrea Romeo ha aggiunto l’altra metà del problema: se il fornitore usa strumenti di terzi, non ha lui stesso i diritti pieni su quei pezzi.
Nel contratto chiedi una sezione chiara su:
- testi;
- grafiche;
- logo;
- foto e video;
- codice custom;
- template e plugin;
- file sorgente consegnati o non consegnati;
- possibilità di modificare, riutilizzare o migrare il sito.
Se questa parte manca, non dare per scontato di poter prendere tutto e portarlo altrove senza limiti.
4. Costi: serve una tabella, non una promessa
“Canone sito”, “gestione annuale”, “pacchetto marketing”, “manutenzione base”: sono formule troppo vaghe. Tu devi sapere cosa stai pagando.
Chiedi una tabella con:
- dominio;
- hosting;
- email;
- licenze plugin;
- builder;
- template;
- servizi newsletter;
- servizi privacy/cookie;
- backup;
- manutenzione;
- ore incluse;
- costo delle ore extra;
- rinnovi annuali;
- chi è intestatario di ogni servizio.
Se un plugin costa 99 € all’anno, devi saperlo. Se il builder senza rinnovo continua a funzionare ma non riceve aggiornamenti, devi saperlo. Se il sito dipende da una licenza “agency” del fornitore, devi sapere cosa succede quando smetti di pagare.
Questo evita la classica sorpresa: “il sito è tuo, però se lasci l’agenzia smettono di funzionare metà cose”.
5. Accessi e password: serve una scheda ordinata
Nei commenti al post è uscita una cosa sacrosanta: il web designer successivo non deve passare settimane a fare la caccia al tesoro.
Alla consegna del sito dovresti avere una scheda accessi, o meglio un password manager condiviso, con almeno:
- registrar dominio;
- pannello hosting;
- FTP/SFTP o file manager;
- database/phpMyAdmin se previsto;
- WordPress admin;
- Google Analytics;
- Search Console;
- Tag Manager;
- Meta Business Manager;
- account email;
- repository codice se esiste;
- plugin/licenze acquistate.
Non significa mandare password in chiaro via email. Significa documentare chi ha accesso a cosa, con quali permessi, e come recuperare gli account in modo ordinato.
6. Privacy e GDPR: se gestiscono il sito, spesso trattano dati
Se l’agenzia entra nel backend WordPress, gestisce form contatti, backup, ordini e-commerce, newsletter, cookie o manutenzione, probabilmente tratta dati personali per conto tuo.
In quel caso non basta “ci pensano loro”. Serve capire chi è titolare del trattamento, chi è responsabile, quali dati vengono trattati, per quali finalità e con quali misure. Il GDPR, all’articolo 28, richiede che il rapporto con il responsabile del trattamento sia regolato da un contratto o altro atto giuridico.
Tradotto: se il tuo sito raccoglie contatti, ordini o dati utenti, la parte privacy non può essere una nota a margine.
Da chiarire:
- chi gestisce tecnicamente i dati;
- chi accede ai form e al database;
- chi fa backup;
- chi configura cookie e tracciamenti;
- chi è responsabile della privacy policy;
- se serve una nomina a responsabile del trattamento.
7. Cosa succede se te ne vai?
Questo è il punto che quasi nessuno affronta all’inizio, perché sembra brutto parlare di separazione mentre si firma. Invece è proprio lì che si vede se il rapporto è sano.
Nel contratto deve esserci scritto:
- come si recede;
- con quale preavviso;
- cosa viene consegnato alla fine;
- in che formato;
- entro quanti giorni;
- quanto costa l’eventuale passaggio di consegne;
- quali servizi si disattivano;
- quali licenze restano attive;
- quali account vengono trasferiti o revocati.
Esempio concreto: sito costruito con un page builder collegato alla licenza dell’agenzia. Se te ne vai, il sito resta online? Riceve aggiornamenti? Devi comprare tu una licenza? Alcune funzionalità spariscono? Va scritto.
Questo non serve per litigare. Serve per non litigare.
8. Backup, sorgenti e passaggio di consegne
Un contratto serio dovrebbe dire anche cosa succede tecnicamente alla consegna:
- backup completo file + database;
- eventuale clone/staging;
- file sorgenti grafici se previsti;
- documentazione tema/plugin;
- repository Git se esiste;
- istruzioni base per modificare contenuti;
- elenco plugin installati e motivo per cui servono.
Un sito senza backup, senza documentazione e senza accessi non è veramente tuo. È solo online finché tutto va bene.
Per il tema backup ho scritto anche Backup del sito web: 6 modi per non perdere tutto. Qui il discorso è contrattuale: non basta “il backup c’è”, bisogna sapere chi lo fa, dove sta e chi può ripristinarlo.
Checklist rapida prima di firmare
| Punto | Domanda da fare |
|---|---|
| Dominio | Il registrante sono io o l’agenzia? |
| Hosting | Ho accesso al pannello e so chi paga il rinnovo? |
| Account Google/Meta | Sono proprietario o solo utente? |
| Diritti | Quali diritti economici vengono ceduti o concessi? |
| Licenze | Template, plugin e builder sono miei, dell’agenzia o di terzi? |
| Accessi | Ricevo una scheda ordinata con ruoli e credenziali? |
| Privacy | Serve nomina a responsabile del trattamento? |
| Uscita | Se cambio fornitore, cosa mi viene consegnato e cosa si blocca? |
| Backup | Esiste un backup completo e testato? |
La frase da inserire mentalmente in ogni contratto
Non devi diventare avvocato. Devi pretendere una cosa semplice:
“Il cliente deve poter continuare a usare, gestire, aggiornare e migrare il proprio ecosistema digitale senza dipendere in modo artificiale dal fornitore uscente, nei limiti delle licenze e dei diritti correttamente regolati.”
Se questa frase non è vera, il contratto va chiarito.
In sintesi
- Dominio e account devono essere tuoi, l’agenzia lavora come collaboratore.
- Pagare un sito non trasferisce automaticamente tutti i diritti d’autore.
- Il diritto morale resta all’autore; i diritti economici vanno ceduti o concessi per iscritto.
- Template, plugin, builder e librerie di terzi hanno licenze proprie.
- Costi, rinnovi, accessi, backup, privacy e uscita dal rapporto vanno messi nero su bianco.
Hai già un sito e non sai chi possiede dominio, account o licenze? Scrivimi: spesso bastano due ore di consulenza per capire se sei davvero proprietario della tua casa digitale o se sei solo ospite con le chiavi prestate.
