Ieri mi ha chiamato un cliente che non sentivo da un paio di anni. La domanda suonava innocua:
«Ti ricordi per caso chi è il provider del nostro dominio?»
Ho fatto due conti in testa. Uno: sono passati due anni. Due: avevo fatto solo delle modifiche a un sito già esistente — del dominio, in pratica, non sapevo nulla.
«Ma non lo pagate ogni anno?»
È la prima cosa che gli chiedo. Perché se un dominio è attivo, qualcuno lo paga. Non esiste magia: scade, si rinnova, qualcuno firma il bonifico o la carta.
Lui: «No, non paghiamo nulla.»
Insisto — la contabile dice che non esce nessuna voce «provider» o «dominio» in contabilità. Impossibile, se il sito risponde e la posta funziona.
Cosa è emerso davvero
Alla fine il quadro si è chiarito: da dieci anni pagavano una quota annuale allo sviluppatore che aveva creato il sito la prima volta. Una cifra unica, «manutenzione» o «canone», senza distinzione tra hosting, dominio, lavoro. Nessuno sapeva che il dominio stava su Aruba, quanto costava davvero, né chi fosse intestatario legale del nome.
Non voglio dilungarmi su abbonamenti che non mi piacciono — l’ho detto altrove. Ma qui il punto è un altro: qualcuno per dieci anni ha tenuto il pizzino sul prezzo del dominio (Aruba, pochi euro all’anno) senza consegnare le chiavi, senza spiegare, senza che il cliente potesse andare altrove in autonomia.
Se paghi, devi possedere le informazioni
Se hai un sito, il dominio è uno strumento potente: è il tuo nome online, la tua posta, spesso il tuo fatturato. Paghi — direttamente o tramite un fornitore — e hai diritto a sapere:
- Chi è il registrar (Aruba, Register, Serverplan, altro)
- A nome di chi è intestato il dominio (deve essere tuo o della tua azienda)
- Quanto costa il rinnovo ogni anno, voce per voce
- Dove accedi al pannello (credenziali tue, non solo «del tecnico»)
- Cosa succede se domani quel tecnico sparisce o non risponde
Se non hai queste risposte, non possiedi le chiavi di casa: le affitti a qualcuno che forse un giorno non ci sarà.
Quanto dovrebbe costare un dominio
Un .it o un .com standard, listino pubblico, si muove in fascia bassa — spesso tra pochi euro e qualche decina all’anno, a seconda del registrar e delle promo. Se il tuo dominio ti costa più di 100 € all’anno senza servizi aggiuntivi chiari (hosting incluso, posta premium, certificati extra), fatti delle domande. Non è automaticamente una truffa, ma è un campanello d’allarme.
Leggi anche: Aruba e i prezzi al rinnovo e dominio in ostaggio dell’agenzia — due situazioni diverse, stesso rischio se non controlli.
Cosa fare adesso (checklist)
- Chiedi al tuo fornitore: «A nome di chi è il dominio? Quanto costa il rinnovo? Dammi accesso al pannello registrar.»
- Controlla in contabilità: c’è una voce ricorrente? A chi va?
- Verifica su nic.it (per .it) o WHOIS chi risulta intestatario.
- Se l’intestatario non sei tu, pianifica il trasferimento — vedi cosa comporta e come si fa.
- Salva credenziali in un posto sicuro (password manager), non solo nella mail del tecnico.
Dico bene o dico giusto?
Entrambe. Un sito web è uno strumento potentissimo — ma solo se sai cosa possiedi e quanto paghi. Altrimenti paghi di più, non controlli nulla, e il giorno che serve cambiare fornitore ti ritrovi con la domanda assurda: «Chi è il provider del nostro dominio?»
Non aspettare due anni e una telefonata per scoprirlo.
Hai dubbi su dominio, rinnovi o fatture che non tornano? Contattami — facciamo una chiacchierata e vediamo di dipanare la questione.
